
Il sistema delle autonomie locali è da sempre favorevole, a tutti i livelli, a un sistema politico che si fondi sull’alternanza delle maggioranze. Se si accetta questo principio la regola dovrebbe essere che la maggioranza che subentra non “butti dalla finestra” tutte le cose fatte dai predecessori – soprattutto in termini di riforme strutturali – e adatti le proprie politiche alle nuove esigenze dettate dal mutare dei tempi e delle condizioni. In riferimento alle grandi riforme il sistema delle autonomie ritiene che esse debbano essere fatte insieme – dalla maggioranza e dalla minoranza – affinché tali riforme durino nel tempo e siano pertanto efficaci.
Al tal proposito il Presidente della Regione, l’Assessore alla Programmazione e la Giunta hanno utilizzato, giustamente e con acutezza, alcune norme, previste dalla Finanziaria 2008 (art. 6 c. 1/3), per affrontare la crisi. Questa, al di là delle normali polemiche politiche, è un segnale di maturità istituzionale che dovrebbe costituire la regola e non l’eccezione nei rapporti fra maggioranza e opposizione in un sistema politico fondato sull’alternanza.
Secondo questo principio anche l’avversario ha diritto di cittadinanza all’interno delle istituzioni e della politica.
Altra prova di maturità data dalla Giunta Regionale è stato il mantenimento, previsto dal DL/Soru, della destinazione del Fondo Nazionale per la non autosufficienza (Legge Finanziaria 2009) così ripartito:
- 28.000.000 per l’assistenza domiciliare;
- 36.000.000 per i piani personalizzati per i disabili;
- 5.000.000 per il programma “ritornare a casa”
- 9.000.000 per le azioni di integrazione socio sanitaria;
- 48.000.000 per il finanziamento delle leggi di settore per i pazienti affetti da particolari patologie.
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Come detto in precedenza non si può valutare compiutamente la Finanziaria 2009 se non si inserisce la società sarda all’interno di una crisi che ha prima colpito i mercati finanziari e poi si è trasformata, a una velocità impressionante, in crisi economica e sociale.
L’Italia e l’Europa si trovano di fatto in recessione e bene fa la Giunta Regionale a non “nascondere la testa sotto la sabbia”. La crisi difatti non è “crisi psicologica”, né congiuntura economica sfavorevole, ma è crisi di sistema. Questa crisi ci costringe a ripensare noi stessi, i nostri valori di riferimento, il nostro modo di vivere e di produrre e, non da ultimo, il nostro modo di essere cittadini consapevoli e non solo “consumatori” di ambiente, di beni, di merci e di servizi.
La Giunta Regionale destina 52.300.000 per il primi interventi per far fronte all’emergenza sociale istituendo contestualmente l’Osservatorio Regionale sulla povertà volto ad individuare politiche efficaci di contrasto alla povertà in Sardegna. Il sistema delle autonomie, in particolare i Comuni, accolgono inoltre positivamente i 10.000.000 del “pacchetto anti-crisi” per l’implementazioni dei cantieri per l’occupazione a valere sull’art.94 della LR.11/1988.
Il Consiglio delle Autonomie Locali chiede, all’interno di questo parere, in maniera formale di poter partecipare a tale Osservatorio con propri rappresentanti.
Sul merito delle proposte per i primi interventi il Consiglio delle Autonomie Locali esprime un giudizio estremamente positivo, la cui efficacia sarà tuttavia misurata nei prossimi mesi a seguito delle prime applicazioni.
Il giudizio si trasformerebbe da positivo in ottimo se la Giunta Regionale decidesse, con una diversa destinazione di alcune risorse finanziarie della manovra di bilancio, la previsione del DL/Soru ovvero 44.000.000 di euro destinati al programma “Benvenuti bambini” per l’allattamento, la nutrizione e l’igiene del neonato nella misura massima di 1.800 euro annui. A ciò andrebbero aggiunti i 20.000.000 di euro con i quali si finanziava l’acquisto, la costruzione o il recupero della prima casa di abitazione secondo quanto previsto dal comma 16 dell’art. 6 del DL/Soru.
L’attenzione per i bambini, le nuove generazioni e le relative famiglie dovrebbero diventare patrimonio comune di tutto il sistema istituzionale sardo anche come azione di contrasto al fenomeno dello spopolamento che interessa gran parte dei piccoli paesi delle zone interne della nostra Regione.
I bambini, i giovani, le famiglie – per gli anziani e i disabili si interviene con il fondo sociale per la non autosufficienza – devono diventare il centro di ogni politica di un welfare moderno in una società sempre più vecchia, ripiegata su se stessa e con lo sguardo rivolto al passato anziché al futuro.
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Le considerazioni addotte nel paragrafo precedente ci portano a valutare attentamente le politiche sulla Conoscenza, sulla Pubblica Istruzione e sulla Università. Il sistema delle autonomie locali auspica infatti che l’attuale maggioranza in Consiglio Regionale mantenga alta l’attenzione su questi settori. Nell’ultimo quinquennio sono state impostate iniziative tese a porre il tema della conoscenza e dell’istruzione come centrali nel sistema sardo. La crisi economica mondiale ci sta insegnando che da essa usciranno indenni (o con meno danni) non i “più furbi”, ma i più istruiti, i più acculturati, i più preparati.
Il Consiglio delle Autonomie Locali ritiene che i programmi Master & Back (così come affermato dall’On.le Cappellacci nelle dichiarazioni programmatiche in Consiglio Regionale), Sardegna speaks english, i bonus per libri di testo e computer, l’integrazione per il tempo pieno in tutte le scuole ecc.ecc. siano mantenute all’interno della Legge Finanziaria.
Al tal proposito il Consiglio delle Autonomie Locali auspica che il Consiglio regionale approvi, nel più breve tempo possibile, la Legge sull’istruzione e la Formazione il cui testo base è rimasto fermo nella competente Commissione Consiliare per circa 3 anni nel silenzio di (quasi) tutti.
Un provvedimento legislativo, così come presentato dai proponenti, avrebbe consentito di stabilire a livello regionale i parametri di dimensionamento scolastico. Il Consiglio Regionale, maggioranza e opposizione concordi, hanno perso tempo a criticare il Governo Nazionale (intervenuto con la mannaia e attuando criteri aziendalistici) abiurando al proprio ruolo di legislatori che avrebbe consentito il mantenimento dei servizi scolastici anche nei comuni piccoli e piccolissimi contrastando attivamente il fenomeno dello spopolamento.
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La situazione che riguarda più da vicino il sistema delle autonomie locali è giudicata in maniera positiva poiché si mantiene pressoché inalterato il rapporto fra le risorse destinate al funzionamento dell’Amministrazione Regionale e quelle destinate agli Enti Locali.
Nel 2004 la Regione nel suo complesso assorbiva risorse pari a 712.577 milioni di euro contro i soli 319.158 milioni di euro destinati agli enti locali. Negli anni 2005-2006-2007-2008 il rapporto si è azzerato e poi capovolto. Nel 2008 l’Amministrazione Regionale assorbiva risorse pari a 499.652 milioni di euro rispetto ai 631.112 milioni di euro del sistema delle autonomie locali.
La previsione per il 2009 della Finanziaria della Giunta Cappellacci è 443.119 milioni di euro per la Regione e 654.024 milioni di euro per comuni e province. Questi dati dimostrano una attenzione maggiore, anche se non ancora a livelli ottimali, della Regione nei confronti del sistema locale in attuazione del Titolo V della Costituzione secondo il principio di sussidiareità. La parola “sussidiarietà”, significa “trasferimento ai governanti, non di un potere illimitato ma quantità di poteri strettamente necessaria al soddisfacimento dei bisogni dei consociati"”Il moderno concetto di sussidiarietà, fonda le proprie radici nella “Carta europea delle Autonomie Locali”, firmata a Strasburgo il 15 ottobre 1989. Le funzioni pubbliche, secondo il principio di sussidiarietà, spettano di regola ai soggetti che sono più vicini alla popolazione, e quindi, ai bisogni ed alle risorse, e solo in via di eccezione possono essere in capo a soggetti collocati in posizioni via via più distanti dalla comunità locale. Un concetto che implica due livelli di lettura: quello della sussidiarietà verticale (fra istituzioni pubbliche) e quello della sussidiarietà orizzontale (fra istituzioni pubbliche e società civile, organizzata nelle formazioni sociali).
Così come l’articolo 5 della Costituzione repubblicana introduce, in linea di principio, la garanzia di un’ampia libertà conferita alle diverse collettività territoriali nel perseguimento e nella gestione di interessi locali, mediante il riconoscimento di una posizione di autonomia in favore dei rispettivi enti esponenziali. Nell’articolo 5 il principio autonomistico non consiste solo in una risoluzione di intenti ma è elevato a principio fondamentale dell’ordinamento costituzionale: «La Repubblica, una ed indivisibile» insieme «riconosce e promuove» le autonomie ed il decentramento; si impegna, inoltre, ad «adeguare i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento». La proclamazione dell’autonomia costituisce il livello minimo di decentramento attuabile dall’ordinamento, in quanto rappresenta per i cittadini garanzia di democrazia e di libertà. Essa deve essere intesa non soltanto come un fine ma anche e soprattutto come un mezzo per riconoscere il valore delle singole persone ed assicurare la loro realizzazione attraverso la partecipazione alla vita sociale (art. 2 e 3 della Costituzione).
Il Fondo Unico per gli Enti Locali ammonta per l’anno 2009 a 580.000.000 di euro ed è suddiviso nel seguente modo:
- 510.300.000 per i Comuni (il 3% destinato al finanziamento delle funzioni in forma associata di cui alla L.R. n°12/2006)
- 69.700.000 per le Province.
A parere del Consiglio delle Autonomie Locali il fondo andrebbe suddiviso in maniera diversa per ragioni di ordine pratico e per ragioni di natura istituzionale.
Mantenendo la medesima dotazione finanziaria (eventualità che il Consiglio delle Autonomie non auspica, difatti se ne chiede l’aumento) il fondo andrebbe così ripartito:
- 494.991.000 per il Comuni
- 69.700.000 per le Province
- 15..309.000 per le Unioni di Comuni e Comunità Montane
Questa formulazione appare più chiara e rimanda ad una autonoma determinazione della Giunta Regionale circa i criteri di ripartizione dei fondi di cui alla L.R. n° 12 sulle funzioni svolte in forma associata. Così facendo verrebbe “istituzionalizzata” anche dal punto di vista finanziario la riforma introdotta dalla già citata Legge Regionale n° 12/2006. Tale legge, sia detto per inciso, è applicata solo parzialmente: la seconda parte dell’articolato, infatti, risulta essere stata solo una semplice enunciazione di principi a danno, quindi, dei comuni di più ridotte dimensioni.
A giudizio del Consiglio delle Autonomie Locali la dotazione finanziaria del fondo unico andrebbe ulteriormente implementata nelle parti riguardanti i Comuni e le Province, mantenendo inalterato il parametro 40% in parti uguali e 60% ripartito in base alla popolazione, in modo da garantire anche ai Comuni e alle Province di maggiori dimensioni adeguate risorse per far fronte ai trasferimenti di competenze stabiliti dalla L.R. n° 9/2006.
Il Consiglio delle Autonomie Locali propone che vengano stanziati ulteriori 25.000.000 per far fronte alle esigenze rappresentate. Tale richiesta non è di certo frutto di un capriccio, ma dalla ragionevole consapevolezza che gli Enti Locali, i Comuni in particolare, rappresentano “l’argine contro la povertà” erogando servizi essenziali e mantenendo rapporti diretti con le persone e le famiglie.
Il Consiglio delle Autonomie giudica altresì positivamente gli interventi previsti a favore degli Enti Locali e che riguardano la LR n°29/98 e la Lr n°37/98 con adeguate proroghe ai termini di impegno delle risorse finanziarie previsti dai commi 19/20 dell’art. 1 del DL.. Analogamente positiva la previsione del comma 25 dell’art. 1 riguardante i finanziamenti cencessi agli Enti Pubblici Territoriali a valere sulla programmazione comunitaria 2000/2006 non rendicontati entro i termini previsti al cui fabbisogno finanziario si farà fronte con la programmazione 2007/2013.
Il Consiglio delle Autonomie, sollecitato in tal senso da diverse amministrazioni comunali, chiede che tale proroga venga estesa anche ai fondi non spesi e posseduti dai Comuni, relativamente alla L.R. N°45/76 capo 1,2,3 consentendone l’impegno entro il 31.12.2009.
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Il Consiglio delle Autonomie auspica che all’interno della Legge Finanziaria trovino adeguata risposta anche le questioni relative al personale dei Consorzi industriali soppressi e non ancora “assorbiti”, per ragioni di spesa di personale e finanziarie, da parte dei Comuni sui quali detti Consorzi ricadevano.
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Per quanto concerne gli aiuti alle imprese, in un momento di crisi drammatica, il sistema della autonomie locali giudica positivamente la riduzione dell’1% dell’IRAP per quelle imprese che mantengano inalterati i livelli occupativi o che decidano di assumere nuovo personale. Altresì si giudicano positivamente gli interventi previsti ai sensi dell’art. 7 comma 47 della L.R. n°3/2008 sui Consorzi Fidi confidando, tuttavia, in un aumento delle risorse finanziarie previste dal DL in 19.000.000 di euro.
Il Consiglio delle Autonomie propone di incentivare con almeno cinque milioni di euro i cosiddetti mercati contadini nelle città e paesi di medie dimensioni per creare un sistema stabile di filiera corta per i prodotti agricoli della Sardegna. I mercati sarebbero costruiti dai Comuni e gestiti in intesa tra associazioni di categoria, organizzazioni dei produttori ed i GAL (in fase di costituzione con lo strumento del Pino di Sviluppo Rurale) che curerebbero la promozione dei centri e l'organizzazione dei produttori dei paesi aderenti.
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Il Consiglio delle Autonomie esprime invece molte perplessità a proposito dell’art. 4 comma 1 del DL Finanziaria 2009 definito dalla Giunta regionale “Piano straordinario di interventi per la valorizzazione delle risorse umane” stimato in 100.000.000 di euro. Entro 6 mesi la Giunta Regionale deve predisporre tale piano che prevede “il rilancio della formazione professionale quale crescita del capitale umano e collegamento col sistema produttivo”.
Per quanto riguarda la Formazione Professionale si potrebbe pensare a dei bonus verso le imprese che dimostrino di avere effettive esigenze formative, capovolgendo lo schema che vuole creare figure professionali che non abbiamo effettiva attinenza alle esigenze delle imprese stesse.
Il consiglio delle Autonomie Locali, come detto in precedenza, auspica l’approvazione, da parte del Consiglio Regionale, di una Legge sulla Istruzione e sulla Formazione solo a quel punto potrà esserci un intervento di così ampia portata. Si dovrebbe evitare, con un progetto legislativo serio e condiviso, tutte le disfunzioni del passato del sistema formativo. Un sistema formativo che pensava più e se stesso che alle imprese e ai lavoratori.
Le ingenti risorse destinate in questa fase, in assenza di una riforma credibile della scuola e del sistema formativo (partecipata, discussa e possibilmente condivisa) potrebbero andare finanziare il Fondo Unico per gli Enti Locali 25.000.000, gli interventi a favore della natalità 40.000.000, l’acquisto, la costruzione o il recupero della prima casa di abitazione per 20.000.000 di euro, gli aiuti alle imprese (consorzi fidi) 10.000.000 di euro e un provvedimento per i cd “mercati contadini” per 5.000.000 di euro.
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Analogamente, si esprimono forti perplessità sulla soppressione dell’imposta di soggiorno – facoltativa per il comuni – e delle tasse sugli approdi di unità da diporto ed aerei ad uso privato. Tale materia, infatti, investe non solo il merito delle questioni, ma anche e soprattutto il grado di autonomia che la Regione intende esercitare in materia di imposizione fiscale alla luce di quanto il Parlamento ha sancito in termini di Federalismo fiscale. La materia, a giudizio del Consiglio delle Autonomie, merita un reale approfondimento sui contenuti e sui principi sollecitando, ancora una volta il dibattito, la partecipazione e il confronto.
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Tutto ciò considerato il Consiglio della Autonomie Locali della Sardegna, con grande senso di responsabilità, esprime parere POSITIVO sul Disegno di Legge concernente “Disposizioni per la formazione del Bilancio annuale e pluriennale della Regione” (Legge Finanziaria 2009) auspicando l’accoglimento delle modifiche proposte che troverebbero adeguata copertura con la le modifiche delle previsioni di cui all’art.4 del DL della Giunta Regionale.